analisi

a proposito dell’analizzare

  «…nel momento in cui si analizza un brano musicale, in pratica lo si ricrea per se stessi; si arriva alla fine con il medesimo senso di possesso che il compositore prova per l’opera che ha scritto. (…) …alzarsi e andare a dormire col pensiero fisso a quella musica permette di sviluppare un grado di intimità con essa, difficilmente raggiungibile in altro modo.» Nicholas Cook, Guida all’analisi musicale.

  «Il nesso causale ha una funzione importante nel ragionamento storico che fa appello alla probabilità retrospettiva. Dopo Weber, scrive Aron: “Ogni storico per spiegare ciò che è successo si domanda che cosa sarebbe potuto succedere.” (R. Aron, Introdution à la philosophie de l’histoire). Si tratta di eliminare, in una costruzione puramente teorica, la causa, vista come condizione necessaria del prodursi del fenomeno, per considerare le modifiche che risulterebbero da questa eliminazione.»
C.Perelman, L.Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. (1958)

«….the critic must be aware of the opinions available to the composer at each point in the composition, and he must be able to estimate (in a general way) what the probable consequences of alternative decisions would be.»
Leonard B. Meyer, Explaining Music, (1973)

  Ragionamenti affini dunque: la musica (e la letteratura) dispiega una necessità nella successione degli eventi, nella rappresentazione di nessi causali che spesso informa un pensiero narrativo. Per entrare dentro il meccanismo narrativo occorre spezzare questa necessità, questi nessi, e immaginare le alternative scartate ma stilisticamente possibili. Solo questo grande sforzo di immaginazione riesce a rendere esplicita quella necessità: ci rendiamo conto del valore estetico di una determinata scelta perché ci poniamo il problema di valutare cosa sarebbe potuto succedere se il discorso avesse preso un’altra piega. Questo è anche il collegamento più forte tra l’analisi e la composizione, è ciò che fa del compositore, potenzialmente, l’analista più acuto.