Χθων (Chthon)

Χθων (Chthon),
mistero musicale intorno a Demetra

per voce femminile, flauto in sol, violoncello ed elettronica

L’immersione nell’insieme dei miti che ruotano intorno alla figura di Demetra a partire dal celebre Inno è stata per me un’esperienza intensa e affascinante. Per districarmi nel labirinto costituito dall’intreccio complesso di questi miti, delle loro fonti e delle loro interpretazioni, mi sono lasciato guidare dagli scritti di K. Kèrènyi, che mi aperto la porta alla comprensione dei significati simbolici e antropologici di questi miti, tra i più antichi della cultura ellenica e non solo. Ne è venuta fuori un’opera circolare che riflette la metamorfosi e il rispecchiamento di queste tre figure ctonie: laKore, giovane e inconsapevole figlia di Demetra; Persefone, dea degli Inferi dopo il violento rapimento di Ade, con il suo alterego Ekate; e Demetra, la dea-madre nella sua drammatica ricerca della figlia, che infine stabilisce il rituale dei Misteri Eleusini. Queste tre figure danno luogo a tre nuclei narrativi (K, ∏, ∆) a loro volta articolati in brevi fasi ricorrenti. I nuclei appaiono tre volte, ogni volta con una durata proporzionalmente più ampia determinando una tripartizione fortemente asimmetrica e orientata verso un accrescimento a spirale.

Il numero 3 esercita in questo pezzo anche un ruolo “armonico” dal momento che le parti elettroniche sono costruite sulla base di una scala per terzi di tono.
Questa forma ciclica allude naturalmente anche –ma non esclusivamente– al rincorrersi delle stagioni, tre per i Greci, una delle quali Persefone, avendo mangiato il chicco di melagrana, doveva trascorrerla negli Inferi. Il testo principale è tratto dall’omerico Inno a Demetra, dal quale è tratta la maggior parte del contenuto fonetico, nella lingua greca originale, cantato dalla voce live, nonché dalle voci preregistrate. Ma altre voci vanno a intrecciarsi all’Inno, sempre nelle loro lingue originali, e sono quelle dei versi di John Milton, dal IV libro del Paradise Lost; di John Keats, dall’Ode on a grecian Urn; i versi del poeta siciliano Angelo Scandurra, dalla raccolta “Proposta per incorniciare il vuoto”, e infine quelli che Marina Cvetaeva dedica alla figlia Aljia, poiché tutto in realtà ruota intorno alla relazione madre/figlia.

Analisi dei nuclei narrativi

K ) Il primo nucleo rappresenta la Kore, fanciulla inconsapevole, colta nel momento in cui percepisce il narciso “spettacolo prodigioso” (narkisson da narcheo) e rimane attonita protendendo le mani per coglierlo. E’ costituito dalla sola fase a.
La voce accompagnata da un doppio filo del cello, quasi un bordone, che alla fine precipita in un glissato variamente articolato verso il grave (la katabasis). a e a’ sono simili mentre in a” il nucleo melodico iniziale (ricorrente e riconoscibile come tutti gli incipit delle varie fasi) è anticipato dal flauto. Il cello ritorna dopo l’inserzione inattesa delle voci recitanti (d”).

) questo secondo nucleo narrativo si articola in due fasi (b, c) cui se ne aggiunge una terza (h). La prima fase (b) apre sempre con le parole “Chane de chthon” (“si aprì la terra”) ed esprime la violenza del rapimento –che è anche violenza sessuale– (“afferrata la dea, riluttante, in lacrime, la trascinava via”). Alla terza occorrenza (b”) si aggiungono le parole di Scandurra “col fiato nel braccio che l’afferra”. Allo straniamento provato da Persefone scendendo nel regno dei morti è funzionale una scrittura timbrica e fonetica ricca di tutto il rumore che strumenti e voce riescono a produrre espressivamente. La seconda fase esprime una invocazione di aiuto costruita prima attraverso l’alternanza antifonica voce / cello (c), poi alternando voce / flauto (c’), sempre con un timbro fortemente alterato. Sono richieste d’aiuto inascoltate. Alla terza occorrenza (c”) l’invocazione riceve risposta e l’alternanza diventa fusione in un duo che unisce la voce di Persefone e quella di Ecate, testimone, messaggera e alterego di Persefone: è da lei, attraverso la voce registata, che giunge la prima invocazione, che prosegue, riferendosi ora a Demetra, con le parole “un acuto dolore la colse nel cuore”. In 1 e 2 si inserisce un momento accordale (h), quasi un commento da coro delle tragedie, realizzato con sola elettronica e armonie a terzi di tono.

∆ ) il terzo nucleo narrativo, più complesso, si compone inizialmente di quattro fasi che diventano cinque in 1 e 2 .
La fase d, sempre aperta da un colpo risonante, è costituita dalla fusione di voci recitanti (maschili e femminili, in piena voce e sottovoce): i testi sono tratti innanzitutto dall’Inno omerico, recitato in greco seguendo la scansione metrica, poi (d’) anche da versi tratti dal Paradiso perduto di Milton e dall’Ode a un’urna greca di Keats, cui si aggiungono infine (d”) anche i versi che Marina Cvetaeva dedica a sua figlia Alja, recitati in russo
A questa massa sonora, linguisticamente stratificata e poliforme, quasi un ricordo confuso nella mente, si contrappongono delle note lunghe della voce live che vocalizza i fonemi “i-en” tratti dalla parola kradien (nel cuore).
La fase e, interamente elettronica, rappresenta il momento dell’anabasis, l’ascesa, la risalita dagli Inferi verso il mondo solare e verso la madre.
La fase f esprime lo sdoppiamento dell’immagine mitica di Demetra che, secondo l’interpretazione di Kerényi, si apre a uno scambio di identità con la figlia (“…con cuore concorde, dandosi l’una con l’altra nell’animo e in cuore conforto”). La melodia della voce viene dal flauto duplicata e ritmicamente “sfocata”. Alla seconda occorrenza (f’) la stessa melodia viene contrappuntata dagli armonici del violoncello mentre la terza volta i due procedimenti si sommano, scambiando gli strumenti e il cello replica la voce, sfocando, nel suo registro più acuto e al testo si aggiungono i versi della Cvetaeva, questa volta cantati nella traduzione italiana.
La fase i, che interviene solo in 1 e in 2 e in contesti diversi, è un momento di ritualizzazione del canto che si fa sillabico e scandito secondo un ritmo derivato dalla metrica. Il testo si riferisce al ciclo stagionale che per i greci era tripartito, e riprende poi l’inizio dell’Inno.
Alla seconda occorrenza ritornano memorie della fase b.
Infine la fase g, in chiusura delle tre occorrenze del nucleo narrativo : evocando rumori della natura introduce degli elementi simbolici che, già profondamente legati al mondo mitico dei Greci, fanno esplicito riferimento ai misteri Eleusini. L’acqua che secondo la tradizione dei Misteri veniva versata durante il rito gridando “piovi, sii feconda”; il momento dell’immersione nel fuoco del piccolo Demofonte per renderlo immortale; infine il vento, che tutto avvolge, rimescola e travolge, come il tempo.
Al rito consumato nei Misteri Eleusini, incentrati sul culto di Demetra come dea delle messi e più in generale della fecondità, si riferisce infine anche l’improvviso silenzio che separa la fine di K2 dall’inizio di 2: era il momento in cui lo ierofante, il sacerdote, alla luce della torcia rituale, mostrava la spiga di frumento recisa, simbolo del ciclo morte/rinascita. Diciassette secondi di silenzio riempito solo dal riverbero, che terminano nel punto Φ (phi) della struttura formale di Χθων, la sua sezione aurea, una particolarità che, mi piace pensare, ai greci del VII secolo a.C. non sarebbe dispiaciuta.


Demeter’s myth as explained by K. Kerényi in its symbolic and anthropological meanings. To study this has been as bewildering as to pass through a labyrinth with no Arianna’s wire. At last I decided to trace a circular pathway that reflects the mirroring of these three figures: Kore (as young, unaware Demetra’s daughter), Persephone (the Goddess of the Underworld after Hades violent kidnapping) and Demetra (the Goddess-Mother seeking her daughter, who set the ritual of the Eleusinian Mysteries). Three figures that become three moments that appear three times, every time in a wider proportionally increased version. This returning form also suggests the season cycle that divides the year in three part, one of which Persephone has to spend back to the Underworld. So we have a continuous katabasis and anabasis, a sinking into the Darkness and a rising up to the light, to embrace the Mother again. Moreover, the focus on the number three is also performed, in this piece, through a “third of tone” harmony that affects the electronic part. The text is taken essentially from the Homeric Hymn, but some Marina Cvetaeva’s verses, that she dedicated to her daughter, can also be heard in Russian, as well as some English verses from Milton and Keats and an Italian verse by A. Scandurra.

Commissione di MATERA/INTERMEDIA 2019
… voce, Enrico Di Felice flauto in sol, Francesco Dillon violoncello,
Sergio Lanza elettronica.

[Credits: prof. Stefano Martinelli Tempesta (Università degli Studi di Milano), per la lettura metrica dell’Inno; prof.ssa Oxana Bejenari (Università degli Studi di Milano), per la voce recitante i testi di M. Cvetaeva]

[ AVVERTENZA: dopo molte esitazioni ho deciso di far ascoltare questo brano in cui la cantante ha sbagliato note e ritmo in diversi punti. Nonostante questo l’idea complessiva c’è. ]