Interplay–recurrence, per fl. in sol e vl. (2015)

Interplay–Recurrence, per flauto sol e violino (2015)
Edizioni Ars Publica

Questo pezzo è costruito perseguendo un concetto di forma musicale fondato sul ritorno delle idee. La mia è una ricerca formale sulla quale lavoro da vari anni e per la quale ho creato una rappresentazione bidimensionale, lo “spazio dei ritorni”, che aiuta a visualizzare queste ricorrenze, la loro distanza e il loro intorno o contesto, sempre variato. E’ una sfida per la memoria dell’ascoltatore a ritenere nella sua coscienza –nel suo husserliano presente esteso– idee musicali di ampiezza e complessità differente, da semplici figure a intere sezioni, che provengono da mondi apparentemente estranei e si ripresentano all’ascolto a volte quasi identiche, altre volte profondamente trasfigurate. Questa ricerca sulla complessità delle strutture temporali, lungi dall’essere una novità nella storia della musica, assume per me il segno di una radicalità costruttiva, orientando la fruizione verso una rinnovata dimensione narrativa.
Delle quattro idee principali di cui si compone Interplay–Recurrence una è ispirata alla “granularità” della materia (atomismo, meccanica quantistica) mentre altre due condividono una struttura interna simile che rispecchia, allo stesso tempo, la struttura generale del pezzo, seguendo l’idea forte dell’autosomiglianza, cara al Goethe della Metamorfosi delle piante, ai matematici studiosi dei frattali, ai narratori delle arti del tempo, creatori di mise en abyme.


——-
The concept of musical form that I follow in this piece is based on the recurrence of ideas. I have been involved for several years in this formal research, for which I have designed a two-dimensional scheme, the “space of recurrence”. This scheme shows the recurrence of ideas, the distance in between and their always changing neighbourhood or context. It is a challenge for the memory of the listener who has to retain in its consciousness –the husserlian extended present– musical ideas of different width and complexity, ranging from simple figures to whole sections. These ideas come from seemingly unrelated worlds and recur sometimes almost identical to themselves, otherwise
definitely transformed. This research about the complexity of temporal structures is definitely not new in the History of Music, yet it assumes for me the meaning of a constructive radicality that drives the fruition toward a renewed narrative dimension.
Interplay–Recurrence consists of four main ideas, among which there is one that is inspired to the “granularity” of matter (atomism, quantistic mechanics) and other two that share a similar inner structure which, at the same time, reflects the structure of the whole piece. This “self similarity” is the powerful idea that underlies Goethe’s Metamorphosis of Plants, or the Fractal Geometry, and is well known by storytellers creator of mise en abyme.